Le divergenze nell’UE sulla vigilanza dei mercati dei capitali minacciano la competitività

Le divergenze tra gli Stati membri dell’Unione Europea riguardo a regole più armonizzate per la vigilanza sui mercati dei capitali persistono, minacciando ritardi nell’attuazione dell’agenda europea per la competitività.

Queste divergenze derivano in gran parte dalla riluttanza di alcuni Stati membri a cedere poteri di vigilanza al livello dell’UE. In questo contesto di dispute, Bruxelles insiste su una rapida integrazione del mercato unico per promuovere la sua strategia di competitività, che mira a ridurre la dipendenza da Stati Uniti e Cina.

L’integrazione dei mercati dei capitali svolge un ruolo centrale in questa strategia. L’obiettivo del blocco è creare un mercato unico dei capitali, dove il denaro, inclusi investimenti e risparmi, possa circolare liberamente attraverso i confini senza barriere normative. Attualmente, i mercati dei capitali sono in gran parte regolati da leggi nazionali, il che porta a un ambiente frammentato per imprese e investitori.

Ostacoli al mercato unico

Sebbene alcune regole siano armonizzate all’interno dell’UE, la loro attuazione, vigilanza ed esecuzione differiscono, contribuendo ulteriormente alla frammentazione. La Commissione Europea ha proposto di armonizzare le regole e di conferire poteri di vigilanza aggiuntivi all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), che coordina la vigilanza sui mercati finanziari dell’UE.

Le discussioni tra i ministri delle finanze dell’UE a Bruxelles martedì non hanno rivelato un accordo e hanno mostrato scarsi progressi a livello tecnico. Secondo un diplomatico dell’UE, citato da Euronews, c’erano aspettative che gli Stati membri avrebbero raggiunto risultati entro giugno.

I mercati dei capitali sono piattaforme dove individui, aziende e governi possono raccogliere e investire fondi, consentendo l’acquisto e la vendita di attività finanziarie come azioni societarie e strumenti di debito. I sostenitori di una maggiore integrazione affermano che ciò ridurrebbe i costi per le aziende, i risparmiatori e gli investitori, oltre a migliorare l’accesso ai finanziamenti.

Conseguenze economiche della frammentazione

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale per il 2025, le barriere interne all’interno del mercato unico equivalgono a una tariffa del 44% sui beni e fino al 110% sui servizi. La Commissione Europea ha riferito che nel 2024 la capitalizzazione di mercato delle borse valori dell’UE ammontava al 73% del PIL.

In confronto, negli Stati Uniti questo indicatore era del 270%.

Fonte: Euronews